{"id":1834,"date":"2026-08-12T18:26:28","date_gmt":"2026-08-12T16:26:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/?p=1834"},"modified":"2026-08-12T18:26:28","modified_gmt":"2026-08-12T16:26:28","slug":"durnstein-la-torre-blu-riccardo-cuor-di-leone-e-le-ossa-della-madre-terra","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/2026\/08\/12\/durnstein-la-torre-blu-riccardo-cuor-di-leone-e-le-ossa-della-madre-terra\/","title":{"rendered":"D\u00fcrnstein: la torre blu, Riccardo Cuor di Leone e le ossa della Madre Terra"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono luoghi che si visitano soprattutto con gli occhi e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per coinvolgere anche il modo in cui percepiamo il tempo e il paesaggio. D\u00fcrnstein, piccolo centro della Wachau affacciato sul Danubio, appartiene decisamente alla seconda categoria: da lontano appare come una perfetta cartolina austriaca, stretta tra il fiume, i vigneti e le colline boscose, ma avvicinandosi si scopre un luogo nel quale epoche molto diverse continuano a convivere nello spazio di poche centinaia di metri. In basso domina il profilo inconfondibile della torre blu dello Stift D\u00fcrnstein, luminosa e barocca; molto pi\u00f9 in alto, quasi confondendosi con la montagna, emergono invece le mura spezzate del castello medievale nel quale fu imprigionato Riccardo Cuor di Leone.<\/p>\n<p>Sono due immagini quasi opposte della stessa citt\u00e0: da una parte il Settecento austriaco, con il suo desiderio di trasformare l\u2019architettura in spettacolo, dall\u2019altra il Medioevo delle fortezze, dei conflitti dinastici e delle crociate. A collegarle c\u2019\u00e8 un sentiero che sale attraverso la vegetazione e che, passo dopo passo, modifica completamente la prospettiva sulla valle, fino a raggiungere quelle antiche pietre che oggi non separano pi\u00f9 un interno da un esterno, ma sembrano essere lentamente riassorbite dalla montagna.<\/p>\n<h3>La torre blu che sembra continuare nel cielo<\/h3>\n<p>Il campanile dello Stift D\u00fcrnstein, antico monastero dei Canonici Agostiniani, \u00e8 probabilmente l\u2019immagine pi\u00f9 riconoscibile della citt\u00e0 e uno dei simboli dell\u2019intera Wachau. La storia religiosa del complesso precede di diversi secoli la torre attuale: una cappella venne consacrata qui nel 1372, mentre nel 1410 arrivarono i Canonici Agostiniani; l\u2019aspetto che oggi caratterizza il monastero \u00e8 per\u00f2 soprattutto il risultato della grande trasformazione barocca avvenuta nel XVIII secolo, quando il prevosto Hieronymus \u00dcbelbacher promosse un ambizioso programma di rinnovamento artistico e architettonico.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-scaled.jpeg\"><img fetchpriority=\"high\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1835\" src=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"2560\" srcset=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-scaled.jpeg 1920w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-1536x2048.jpeg 1536w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2036-2000x2667.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/a><\/p>\n<p>La celebre torre venne realizzata nel 1733, su progetto di Matthias Steinl, e il suo particolare colore azzurro e bianco contribuisce ancora oggi a renderla immediatamente riconoscibile. La scelta cromatica \u00e8 talmente insolita che, quando durante il restauro del 1986 venne ripristinata la tonalit\u00e0 celeste, il risultato suscit\u00f2 discussioni proprio per la brillantezza del colore. Osservandola sotto il sole della Wachau si comprende per\u00f2 quanto quell\u2019azzurro contribuisca alla concezione dell\u2019edificio: contro un cielo limpido alcune parti sembrano quasi perdere consistenza, facendo apparire la torre come una prosecuzione verticale del paesaggio.<\/p>\n<p>Anche le sculture e le decorazioni seguono un preciso programma simbolico, con riferimenti alla Passione di Cristo, agli Evangelisti e infine alla Croce, secondo una lettura che procede dal basso verso l\u2019alto. Il campanile non \u00e8 quindi soltanto un elemento decorativo particolarmente fotogenico, ma una vera architettura narrativa nella quale il movimento verticale accompagna simbolicamente il passaggio dalla dimensione terrena a quella divina.<\/p>\n<h3>Dal Danubio alla montagna<\/h3>\n<p>Lasciandosi alle spalle le strade del centro e cominciando la salita verso le rovine, D\u00fcrnstein cambia progressivamente aspetto. Le case diventano pi\u00f9 piccole, i tetti rossi iniziano a fondersi in un\u2019unica macchia di colore e la torre blu, che dal paese sembrava gigantesca, viene lentamente ridimensionata dalla vastit\u00e0 del paesaggio. Intorno emergono sempre pi\u00f9 chiaramente i vigneti della Wachau, disposti lungo le pendici e sui terrazzamenti, mentre il Danubio compare tra la vegetazione come una larga fascia verde-azzurra che attraversa l\u2019intera valle.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-scaled.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1836\" src=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"2560\" height=\"1920\" srcset=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-scaled.jpeg 2560w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-300x225.jpeg 300w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-1024x768.jpeg 1024w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-768x576.jpeg 768w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-1536x1152.jpeg 1536w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-2048x1536.jpeg 2048w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2006-2000x1500.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 2560px) 100vw, 2560px\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00c8 un paesaggio nel quale l\u2019intervento umano e la geologia sembrano essersi adattati reciprocamente per secoli: le montagne determinano il percorso del fiume, il fiume influenza il clima della valle e gli esseri umani hanno trasformato i pendii pi\u00f9 favorevoli in vigneti. Non sorprende quindi che gi\u00e0 alla fine dell\u2019Ottocento D\u00fcrnstein e la Wachau fossero considerate localit\u00e0 particolarmente pittoresche e attirassero artisti interessati alla luce e alla conformazione della valle.<\/p>\n<p>Continuando a salire, tuttavia, l\u2019immagine quasi romantica dei vigneti lascia progressivamente spazio alla pietra e alla storia medievale, perch\u00e9 sopra il paese sopravvivono ancora le rovine della fortezza che rese D\u00fcrnstein famosa ben oltre i confini dell\u2019Austria.<\/p>\n<h3>Il castello che imprigion\u00f2 Riccardo Cuor di Leone<\/h3>\n<p>Il castello di D\u00fcrnstein venne costruito nel XII secolo, probabilmente tra il 1140 e il 1145, dai Kuenringer, una potente famiglia legata ai sovrani dell\u2019Austria medievale. La sua posizione non era certamente casuale: dall\u2019alto della montagna era possibile controllare un lungo tratto del Danubio e osservare i movimenti lungo una delle pi\u00f9 importanti vie di comunicazione dell\u2019Europa centrale.<\/p>\n<p>Fu per\u00f2 un episodio avvenuto alla fine del XII secolo a consegnare definitivamente il nome di D\u00fcrnstein alla storia europea. Tra il 1192 e il 1193 venne infatti imprigionato qui Riccardo I d\u2019Inghilterra, meglio conosciuto come Riccardo Cuor di Leone, catturato mentre cercava di rientrare nei propri territori dopo aver partecipato alla Terza crociata.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-scaled.jpeg\"><img decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1837\" src=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"2560\" srcset=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-scaled.jpeg 1920w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-1536x2048.jpeg 1536w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2010-2000x2667.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Dietro quella prigionia c\u2019era un intreccio di rivalit\u00e0 politiche e personali. Durante la crociata Riccardo era entrato in conflitto con Leopoldo V d\u2019Austria, e la tradizione lega lo scontro anche all\u2019umiliazione subita dal duca quando il vessillo austriaco sarebbe stato rimosso dalle mura di Acri. Durante il viaggio di ritorno il sovrano inglese attravers\u00f2 quindi territori nei quali aveva nemici potenti, venne riconosciuto e catturato, per essere poi trasferito a D\u00fcrnstein. La sua liberazione sarebbe diventata una questione politica internazionale e avrebbe richiesto un riscatto enorme, tradizionalmente indicato in 150.000 marchi d\u2019argento, una quantit\u00e0 tale da incidere profondamente sulle finanze dei territori sottoposti alla corona inglese.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-scaled.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1838\" src=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"2560\" srcset=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-scaled.jpeg 1920w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-1536x2048.jpeg 1536w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2014-2000x2667.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Pensare a quell\u2019episodio mentre si attraversano oggi le rovine produce un curioso cortocircuito storico, perch\u00e9 quello che appare come un piccolo castello distrutto tra le montagne della Wachau fu per alcuni mesi uno dei punti attorno ai quali ruot\u00f2 la politica europea.<\/p>\n<h3>Blondel: quando la storia incontra la leggenda<\/h3>\n<p>Alla prigionia di Riccardo \u00e8 legata anche una delle leggende medievali pi\u00f9 celebri d\u2019Europa. Secondo il racconto, per lungo tempo nessuno avrebbe saputo dove fosse tenuto prigioniero il re e il suo fedele menestrello Blondel avrebbe iniziato a viaggiare di castello in castello alla sua ricerca. Arrivato nei pressi di D\u00fcrnstein, avrebbe cantato una melodia conosciuta soltanto da lui e dal sovrano; dopo aver intonato la prima parte della canzone, dall\u2019interno delle mura sarebbe arrivata la seconda parte, cantata dallo stesso Riccardo, permettendo cos\u00ec a Blondel di scoprire il luogo della sua prigionia.<\/p>\n<p>\u00c8 una storia perfetta per il Medioevo romantico che l\u2019Europa avrebbe immaginato molti secoli dopo, ma \u00e8 importante separare ci\u00f2 che sappiamo storicamente da ci\u00f2 che appartiene alla tradizione: la prigionia di Riccardo a D\u00fcrnstein \u00e8 un fatto storico, mentre l\u2019episodio di Blondel \u00e8 una leggenda sviluppatasi successivamente. La distinzione, tuttavia, non rende il racconto meno interessante, perch\u00e9 mostra come alcuni luoghi non conservino soltanto gli eventi realmente accaduti, ma anche le storie che generazioni successive hanno costruito intorno a essi.<\/p>\n<h3>Da fortezza a rovina<\/h3>\n<p>Il castello continu\u00f2 a esistere per secoli dopo la vicenda di Riccardo, attraversando passaggi di propriet\u00e0, guerre e trasformazioni, finch\u00e9 nel 1646, durante le fasi finali della Guerra dei Trent\u2019anni, le truppe svedesi provocarono gravi distruzioni. Alla fine del XVII secolo la fortezza non era pi\u00f9 considerata abitabile e da quel momento inizi\u00f2 quel lunghissimo processo che avrebbe trasformato un edificio costruito per separare nettamente l\u2019essere umano dalla natura in qualcosa che oggi sembra quasi appartenere nuovamente alla montagna.<\/p>\n<p>I tetti sono scomparsi, molte stanze non esistono pi\u00f9 e le antiche finestre si sono trasformate in aperture attraverso le quali entra direttamente il cielo. Dove un tempo c\u2019erano porte, soldati e ambienti chiusi, oggi crescono erba e piccoli arbusti; le radici penetrano tra le murature e il sole raggiunge superfici che per secoli erano rimaste nell\u2019ombra. \u00c8 proprio questa condizione di rovina, pi\u00f9 che una ricostruzione perfetta, a rendere il castello particolarmente suggestivo, perch\u00e9 permette di osservare materialmente il modo in cui un\u2019opera umana ritorna lentamente nel paesaggio dal quale erano stati estratti i materiali necessari a costruirla.<\/p>\n<h3>Una mano sulla pietra, le ossa della Madre Terra<\/h3>\n<p>\u00c8 tra queste mura che un gesto apparentemente insignificante pu\u00f2 assumere un significato particolare: appoggiare la mano sulla pietra, non limitandosi quindi a fotografare o osservare la rovina, ma stabilendo per qualche secondo un contatto fisico con la materia che la costituisce.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-scaled.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1839\" src=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-scaled.jpeg\" alt=\"\" width=\"1920\" height=\"2560\" srcset=\"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-scaled.jpeg 1920w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-225x300.jpeg 225w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-768x1024.jpeg 768w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-1152x1536.jpeg 1152w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-1536x2048.jpeg 1536w, https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/wp-content\/uploads\/2026\/08\/IMG_2016-2000x2667.jpeg 2000w\" sizes=\"(max-width: 1920px) 100vw, 1920px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Naturalmente quella pietra non possiede una memoria nel significato biologico del termine e non abbiamo alcuna evidenza che possa conservare misteriosamente emozioni o energie delle persone che l\u2019hanno toccata nei secoli. Eppure possiede qualcosa di altrettanto affascinante, perch\u00e9 la sua superficie \u00e8 realmente il risultato di una storia materiale: quella roccia \u00e8 stata parte della montagna, \u00e8 stata estratta, lavorata e trasportata da esseri umani vissuti secoli fa, \u00e8 diventata muro, ha resistito a inverni, piogge, assedi e guerre e oggi, lentamente, viene nuovamente erosa dagli stessi processi naturali dai quali ebbe origine.<\/p>\n<p>Guardando la fotografia della mano appoggiata sulla muratura, viene spontaneo concedersi allora una metafora che non pretende di essere scientifica, ma che descrive bene la sensazione prodotta dal luogo: immaginare le pietre come le ossa della Madre Terra. Se il terreno pu\u00f2 essere poeticamente pensato come la pelle del paesaggio, i fiumi come le sue vene e le foreste come una sorta di respiro vegetale, le rocce rappresentano lo scheletro antico che emerge dalla superficie del pianeta, una struttura formatasi secondo tempi geologici immensamente pi\u00f9 lunghi di qualsiasi civilt\u00e0 umana.<\/p>\n<p>In quel gesto si incontrano cos\u00ec tre scale temporali completamente differenti. C\u2019\u00e8 innanzitutto il tempo geologico della roccia, immensamente precedente alla comparsa del castello; c\u2019\u00e8 poi il tempo storico degli esseri umani, che quella roccia hanno trasformato in architettura e che qui hanno combattuto, governato e imprigionato persino un re; infine c\u2019\u00e8 il tempo individuale, quello brevissimo di una persona che, molti secoli dopo, posa la propria mano sulla stessa materia.<\/p>\n<p>La fotografia diventa quindi qualcosa di pi\u00f9 di un semplice ricordo di viaggio, perch\u00e9 racconta inconsapevolmente un ciclo molto pi\u00f9 grande: la roccia diventa pietra da costruzione, la pietra diventa castello, il castello diventa rovina e la rovina torna progressivamente alla montagna. La mano entra in questo processo soltanto per pochi secondi, mentre la pietra continua a esistere secondo una scala temporale che supera enormemente quella della nostra vita.<\/p>\n<h3>Dall\u2019alto, tutto cambia<\/h3>\n<p>Raggiungendo le parti pi\u00f9 elevate delle rovine diventa evidente anche la ragione strategica per cui il castello venne costruito proprio qui. Il Danubio si distende sotto la montagna, D\u00fcrnstein appare come un piccolo gruppo di tetti rossi e la celebre torre blu, cos\u00ec dominante quando la si osserva dal centro del paese, diventa un elemento minuscolo all\u2019interno di un paesaggio molto pi\u00f9 vasto. Dall\u2019altra parte del fiume continuano i vigneti e le colline, mentre le imbarcazioni che percorrono il Danubio permettono di percepire concretamente quanto questa via d\u2019acqua continui ancora oggi a strutturare la vita della valle.<\/p>\n<p>\u00c8 probabilmente da questa prospettiva che si comprende meglio D\u00fcrnstein, perch\u00e9 la citt\u00e0 non \u00e8 soltanto il suo centro storico e non \u00e8 soltanto il castello: \u00e8 il risultato dell\u2019incontro tra il Danubio, la roccia, la coltivazione della vite, l\u2019architettura religiosa e quella militare. La torre blu del Settecento e le rovine del XII secolo sembrano raccontare due idee opposte dell\u2019architettura, la prima costruita per innalzare lo sguardo verso il cielo attraverso forme e colori, la seconda progettata per dominare fisicamente il territorio; eppure oggi entrambe appartengono allo stesso paesaggio.<\/p>\n<h3>D\u00fcrnstein, dove la storia ritorna alla terra<\/h3>\n<p>D\u00fcrnstein pu\u00f2 essere visitata velocemente e ricordata semplicemente come uno dei borghi pi\u00f9 belli della Wachau, con il Danubio, i vigneti e quel campanile azzurro che sembra fatto apposta per essere fotografato. Salire fino alle rovine permette per\u00f2 di leggerla in maniera diversa, perch\u00e9 dietro la perfezione della cartolina emerge un luogo nel quale la storia europea ha lasciato tracce sorprendentemente concrete: qui venne realmente imprigionato un re inglese di ritorno dalle crociate, qui una fortezza medievale controll\u00f2 il Danubio e qui secoli di guerre e abbandono hanno trasformato un simbolo del potere umano in una struttura nuovamente esposta alla natura.<\/p>\n<p>Forse \u00e8 proprio per questo che toccare quelle pietre pu\u00f2 diventare uno dei ricordi pi\u00f9 significativi della visita. Non perch\u00e9 la roccia possieda qualche misteriosa capacit\u00e0 di conservare la memoria degli esseri umani, ma perch\u00e9 quella materia esiste realmente da tempi enormemente pi\u00f9 lunghi dei nostri e continuer\u00e0 probabilmente a esistere quando anche l\u2019attuale forma delle rovine sar\u00e0 cambiata.<\/p>\n<p>Per pochi secondi una mano pu\u00f2 quindi posarsi su quelle che, poeticamente, possiamo chiamare le ossa della Madre Terra, entrando in contatto con una materia che \u00e8 stata montagna prima di diventare castello e che, dopo quasi novecento anni di storia umana, sta lentamente tornando a essere montagna.<\/p>\n<p>La mano si allontana, la fotografia conserva quell\u2019istante, mentre la pietra continua semplicemente il proprio tempo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono luoghi che si visitano soprattutto con gli occhi e altri che, quasi senza accorgersene, finiscono per coinvolgere anche il modo in cui percepiamo il tempo e il paesaggio. 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