{"id":891,"date":"2025-06-21T10:19:07","date_gmt":"2025-06-21T08:19:07","guid":{"rendered":"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/?p=891"},"modified":"2025-06-25T17:06:06","modified_gmt":"2025-06-25T15:06:06","slug":"come-il-clima-puo-influenzare-uneruzione-vulcanica-intervista-esclusiva-a-vincenzo-capozzi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.vr-m.it\/sito\/2025\/06\/21\/come-il-clima-puo-influenzare-uneruzione-vulcanica-intervista-esclusiva-a-vincenzo-capozzi\/","title":{"rendered":"Come il clima pu\u00f2 influenzare un&#8217;eruzione vulcanica: intervista esclusiva a Vincenzo Capozzi"},"content":{"rendered":"<p><!--StartFragment --><\/p>\n<blockquote><p>Il ruolo della meteorologia nella gestione delle emergenze vulcaniche<\/p><\/blockquote>\n<p>L\u2019attivit\u00e0 vulcanica rappresenta una minaccia concreta per molte regioni del mondo, e il territorio campano, con il Vesuvio e i Campi Flegrei, \u00e8 tra le aree a pi\u00f9 alto rischio. In questo contesto, la meteorologia gioca un ruolo cruciale nel monitoraggio e nella gestione delle emergenze, aiutando a prevedere la dispersione delle ceneri, i fenomeni atmosferici indotti dall\u2019eruzione e l\u2019impatto sulle operazioni di soccorso. Per approfondire queste dinamiche, abbiamo avuto l\u2019opportunit\u00e0 di intervistare <strong>Vincenzo Capozzi<\/strong>, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Napoli &#8220;Parthenope&#8221;. Capozzi, esperto di meteorologia radar e ricostruzione climatica storica, ci ha fornito una panoramica dettagliata sui meccanismi meteorologici che entrano in gioco in caso di un\u2019eruzione vulcanica, nonch\u00e9 sulle strategie di prevenzione e monitoraggio fondamentali per mitigare i rischi.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.torresette.news\/attualita\/2025\/06\/22\/come-il-clima-puo-influenzare-uneruzione-vulcanica-intervista-esclusiva-a-vincenzo-capozzi\">Pubblicazione su TorreSette<\/a><\/p>\n<hr \/>\n<p><strong>Impatti meteorologici di un&#8217;eruzione vulcanica<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">In che modo un&#8217;eruzione del Vesuvio o dei Campi Flegrei potrebbe influenzare il clima locale?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Un\u2019eruzione del Vesuvio o dei Campi Flegrei potrebbe esercitare un impatto non trascurabile sulle condizioni meteorologiche locali, legato principalmente all\u2019emissione, in atmosfera, di ceneri e gas (in particolare anidride solforosa). Questi determinerebbero una riduzione dell\u2019irraggiamento solare e, di conseguenza, una diminuzione della temperatura. Per un certo arco temporale, dunque, variabile da pochi mesi ad un paio d\u2019anni a seconda dell\u2019entit\u00e0 dell\u2019eruzione, l\u2019aria sarebbe pi\u00f9 fredda del normale. La portata di tali anomalie di temperatura e la loro estensione spaziale dipenderebbero dalla tipologia e dall\u2019intensit\u00e0 dell\u2019eruzione. In particolare, il Vesuvio tende, in genere, a produrre eruzioni di media intensit\u00e0, che hanno un impatto tangibile solo su scala locale. I Campi Flegrei, invece, sono potenzialmente in grado di generare un\u2019eruzione molto pi\u00f9 violenta, i cui effetti sarebbero apprezzabili su scala continentale se non addirittura emisferica. Ad esempio, l\u2019eruzione pi\u00f9 violenta dei Campi Flegrei, occorsa circa 39000 anni fa, determin\u00f2 una diminuzione della temperatura nell\u2019Emisfero Settentrionale di 3-4\u00b0C.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Quali fenomeni atmosferici potrebbero verificarsi in seguito a un&#8217;eruzione, come la dispersione delle ceneri vulcaniche?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Durante un\u2019eruzione vulcanica, le ceneri vengono disperse in atmosfera sino ad un\u2019altezza, in genere, di 10-15 km (possono dunque raggiungere la bassa stratosfera). La dispersione \u00e8 ovviamente regolata dai venti, in particolare da quelli d\u2019alta quota, che possono trasportare le ceneri sino ad una distanza di centinaia o migliaia di km dal luogo dell\u2019eruzione. Tra i fenomeni atmosferici associati ad un\u2019eruzione figurano, innanzitutto, i pirocumuli (in gergo meteorologico, cumulonimbus flammagenitus): si tratta di imponenti nubi a sviluppo verticale generate dai processi convettivi causati dall\u2019intenso calore associato all\u2019eruzione. Somigliano, per intenderci, ai noti cumulonembi, le nubi che causano fenomeni a carattere temporalesco. I pirocumuli possono produrre precipitazioni, anche di forte intensit\u00e0, e scariche elettriche.<\/p>\n<p>\u00c8 opportuno menzionare anche le piogge acide: i gas che caratterizzano un\u2019eruzione vulcanica, come l\u2019anidride solforosa, combinandosi con il vapore acqueo sono in grado di produrre precipitazioni acide, che provocano danni a suoli, piante, abitazioni e risorse idriche. L\u2019energia rilasciata da un\u2019eruzione, inoltre, pu\u00f2 generare, soprattutto ad alta quota, turbolenze e temporanei rinforzi del vento.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Quali condizioni meteorologiche potrebbero aggravare gli effetti di un&#8217;eruzione sulla popolazione e sull&#8217;ambiente?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Le condizioni meteorologiche possono senza dubbio giocare un ruolo cruciale nell\u2019aggravare (o in alcuni casi mitigare) gli effetti di un\u2019eruzione vulcanica. In particolare, il verificarsi di piogge intense nel corso di un\u2019eruzione vulcanica pu\u00f2 appesantire le ceneri vulcaniche, rendendo particolarmente dannoso ed impattante il deposito di queste sulle superfici (tetti, alberi etc.). Inoltre, le piogge intense possono favorire la formazione di lahar: si tratta di colate di fango e detriti vulcanici, dagli impatti potenzialmente devastanti, che scorrono sui fianchi del vulcano. Un altro fattore da considerare \u00e8 costituito dai venti in quota: nel caso in cui siano particolarmente intensi, essi possono disperdere le ceneri su aree di vaste dimensioni, portando con s\u00e9 peraltro anche polveri sottili e gas nocivi: gli effetti dell\u2019eruzione sarebbero in tal modo ancor pi\u00f9 ampi e significativi, non solo dal punto di vista ambientale ma anche della saluta umana. Gli impatti di un\u2019eruzione possono essere esacerbati anche dalle alte temperature, che aggravano gli effetti tossici dei gas, e dall\u2019eventuale presenza di nebbia, che amplifica l\u2019effetto di oscuramento causato dalle ceneri.<\/p>\n<p><strong>Previsioni e monitoraggio<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">La meteorologia pu\u00f2 aiutare a prevedere il comportamento delle ceneri vulcaniche dopo un&#8217;eruzione? Come?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>S\u00ec, la meteorologia riveste un ruolo fondamentale nella previsione del comportamento delle ceneri vulcaniche. In particolare, tramite l\u2019impiego di sofisticati modelli numerici \u00e8 possibile simulare la traiettoria, la diffusione e la caduta delle ceneri vulcaniche. Tali previsioni, come \u00e8 facile immaginare, costituiscono un supporto di grande rilievo per gli Enti preposti alla gestione delle emergenze, come la Protezione Civile, l\u2019aviazione e le autorit\u00e0 sanitarie. La capacit\u00e0, da parte dei modelli numerici, di offrire scenari evolutivi affidabili \u00e8 strettamente legata alla quantit\u00e0 e alla qualit\u00e0 delle osservazioni disponibili. \u00c8 dunque indispensabile, nei territori pi\u00f9 sensibili e vulnerabili al rischio vulcanico, come quello campano, monitorare le condizioni atmosferiche in maniera capillare, tramite l\u2019impiego di stazioni meteorologiche, radar, profilatori verticali di vento e satelliti.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Quali strumenti e tecnologie vengono utilizzati per monitorare l\u2019impatto meteorologico di un evento vulcanico?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Al fine di monitorare gli impatti meteorologici di un\u2019eruzione vulcanica \u00e8 necessario adottare un approccio integrato, che prevede l\u2019utilizzo di dati meteorologici, di dati forniti dagli osservatori vulcanologici locali e dei prodotti di previsione numerica. Per quanto concerne i sistemi osservativi, tra le tecnologie pi\u00f9 utili figurano i radar meteorologici, che consentono di individuare le idrometeore (ossia le precipitazioni atmosferiche) e le ceneri presenti in un volume tridimensionale di atmosfera, con un\u2019elevata risoluzione spaziale e temporale. In particolare, i radar dotati delle tecnologie Doppler, consentono di rilevare anche la velocit\u00e0 di spostamento delle particelle (con riferimento sia alle idrometeore sia alle ceneri). Per la rilevazione dei venti, \u00e8 opportuno adoperare non solo le classiche centraline anemometriche, che forniscono misure dell\u2019intensit\u00e0 e della direzione dei venti al suolo, ma anche profilatori verticali di vento (che effettuano stime della velocit\u00e0 e della direzione del vento nella media e bassa troposfera) e, laddove \u00e8 possibile, i palloni sonda, che forniscono dati di temperatura, umidit\u00e0, pressione, velocit\u00e0 e direzione del vento lungo l\u2019intera colonna troposferica. Negli ultimi decenni, inoltre, le capacit\u00e0 osservative sono state considerevolmente ampliate ed estese dai satelliti: strumenti come MODIS, a bordo dei satelliti della NASA Terra ed Aqua, e SEVIRI, che si trova invece a bordo del Meteosat di Seconda Generazione, sono in grado di rilevare la nube di cenere e di monitorarne lo spostamento, nonch\u00e9 di stimare la concentrazione di anidride solforosa.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Esistono modelli meteorologici specifici per analizzare la diffusione dei materiali emessi durante un&#8217;eruzione?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Le simulazioni relative alla diffusione dei materiali emessi durante un\u2019eruzione vulcanica sono effettuate da modelli di dispersione o da modelli accoppiati (chimico-atmosferici). Questi utilizzano come input i dati prodotti dai modelli meteorologici (temperatura, umidit\u00e0, pressione, venti, precipitazioni etc.) e sono in grado di simulare la traiettoria, la dispersione e la caduta delle ceneri e dell\u2019anidride solforosa. Esistono, inoltre, modelli in grado di simulare dettagliatamente il comportamento della colonna eruttiva, che rivestono un ruolo cruciare per l\u2019inizializzazione dei modelli di dispersione.<\/p>\n<p><strong>Sicurezza e prevenzione<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Quanto \u00e8 importante la meteorologia nella gestione delle emergenze legate a un&#8217;eruzione?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Il ruolo della meteorologia possiamo definirlo cruciale. Conoscere nel dettaglio lo stato delle condizioni meteorologiche e l\u2019evoluzione delle stesse \u00e8 decisivo ai fini della pianificazione delle misure di allertamento, di evacuazione e di difesa. Come detto in precedenza, infatti, gli effetti di un\u2019eruzione vulcanica, in termini di diffusione, impatto e pericolosit\u00e0, sono strettamente connessi ad alcuni parametri meteorologici. Nel contesto attuale, il ruolo della meteorologia viene troppo spesso declinato e considerato solo in termini predittivi, con riferimento, per intenderci, agli scenari di evoluzione elaborati dai modelli. La meteorologia, tuttavia, \u00e8 innanzitutto \u201cosservazione \u2013 possibilmente ripetuta con continuit\u00e0 nel tempo &#8211; delle condizioni atmosferiche\u201d. Le conoscenze inerenti ad un qualsiasi fenomeno meteorologico e le nostre capacit\u00e0 di prevedere il tempo che far\u00e0 dipendono, in buona parte, dalle osservazioni che abbiamo a disposizione, in termini quantitativi e qualitativi. Appare dunque indispensabile dotarsi, soprattutto nelle aree pi\u00f9 a rischio, di un\u2019adeguata rete di monitoraggio. In questo senso, colgo l\u2019occasione per evidenziare il contributo fornito, nel contesto campano, dall\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Napoli \u201cParthenope\u201d. Quest\u2019ultima, principalmente per scopi di ricerca, si \u00e8 dotata di una rete di monitoraggio atmosferico costituita da un radar meteorologico in banda X, che monitora le precipitazioni atmosferiche sino ad una distanza di 108 km dalla citt\u00e0 di Napoli, da diverse centraline meteorologiche, di cui una operativa a Montevergine a 1500 m slm, che dunque fornisce misure anemometriche in quota estremamente rappresentative, da un sistema LIDAR, il quale fornisce misure di velocit\u00e0 e direzione del vento nella bassa troposfera, nonch\u00e9 da centraline preposte al monitoraggio della qualit\u00e0 dell\u2019aria. Prossimamente, sar\u00e0 installato, in Irpinia, un nuovo radar meteorologico che consentir\u00e0 di monitorare l\u2019evoluzione delle precipitazioni su buona parte del territorio regionale. Come accennato poc\u2019anzi, si tratta di strumentazione adoperata per scopi di ricerca, ma che potrebbe rivelarsi di grande utilit\u00e0 anche per scopi operativi.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Quali strategie possono essere adottate per minimizzare i rischi meteorologici in caso di eruzione?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>\u00c8 necessario senza dubbio un approccio integrato, che prevede una stretta interazione tra enti meteorologici, enti vulcanologici ed Istituzioni (Protezione Civile). Un approccio che parta innanzitutto da un monitoraggio continuo e capillare, tramite strumentazione convenzionale e sistemi di telerilevamento, che sia in grado di \u201calimentare\u201d modelli di previsione meteorologica e di dispersione ad elevata risoluzione spaziale e temporale. La grande mole di informazioni fornita da strumenti e modelli costituisce un elemento essenziale per poter pianificare adeguate strategie di prevenzione, reazione e adattamento all\u2019emergenza. In tal senso, \u00e8 necessario avere adeguata cura anche dell\u2019aspetto comunicativo: informare la popolazione in maniera chiara e tempestiva pu\u00f2 fare la differenza in caso di emergenze legate alle eruzioni vulcaniche.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">In che modo le condizioni atmosferiche influenzano i piani di evacuazione e le operazioni di soccorso?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>I principali fattori meteorologici di cui tener conto nella gestione dei piani di evacuazione e delle operazioni di soccorso risiedono innanzitutto nella direzione e nell\u2019intensit\u00e0 dei venti, in particolare di quelli in quota. Ad esempio, le vie di evacuazione devono essere pianificate a monte rispetto ai venti dominanti per non condurre la popolazione verso aree contaminate. \u00c8 necessario inoltre tener conto del rischio di precipitazioni ed anticipare, se possibile, le operazioni nel caso in cui sia in arrivo una perturbazione atmosferica: in caso di pioggia, infatti, come gi\u00e0 detto in precedenza, aumenta il rischio di colate di fango nonch\u00e9 il rischio di crolli di tetti ed alberi complice l\u2019inevitabile appesantimento della cenere. La scarsa visibilit\u00e0 e l\u2019eventuale formazione di ghiaccio, con particolare riferimento alle zone montuose, rappresentano ulteriori fattori in grado di condizionare le operazioni di soccorso.<\/p>\n<p><strong>Scenario futuro<\/strong><\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Con il cambiamento climatico, il rischio di impatti meteorologici legati a un&#8217;eruzione potrebbe aumentare?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>I recenti cambiamenti climatici rappresentano un fattore in grado, potenzialmente, di amplificare gli effetti di un\u2019eruzione. Il riscaldamento globale, infatti, aumenta il rischio di piogge torrenziali e, di conseguenza, il rischio che i depositi di cenere e i materiali piroclastici possano trasformarsi in colate di fango devastanti. In determinati contesti, si pensi ad esempio ai vulcani Islandesi o a quelli situati nelle Ande o in Alaska, il riscaldamento globale sta accelerando la fusione dei ghiacci, incrementando pertanto il volume d\u2019acqua coinvolto nei processi che portano alla formazione dei flussi di detriti. Il cambiamento climatico sta avendo inoltre un impatto anche sugli schemi di circolazione di atmosferica di grande scala, che potrebbe tradursi, in determinati contesti, in una modifica del regime dei venti: vi \u00e8 dunque il rischio che aree finora escluse dai piani di evacuazione vengano colpite inaspettatamente dalla nube di ceneri e gas prodotta da un\u2019eruzione vulcanica.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Quali misure preventive potrebbero essere migliorate per affrontare meglio un&#8217;eventuale eruzione?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>Per quanto concerne le questioni di natura meteorologica-ambientale, appare indispensabile potenziare ulteriormente le reti di monitoraggio, attraverso, ad esempio, l\u2019installazione di stazioni meteorologiche ad alta quota e di sensori finalizzati al monitoraggio di gas, particolato atmosferico e piogge acide. Sono inoltre necessari, soprattutto nel contesto campano, significativi investimenti nel settore della formazione e della ricerca, al fine di dotare gli enti e le istituzioni di nuove figure professionali, soprattutto nell\u2019ambito della meteorologia e della vulcanologia, nonch\u00e9 di nuovi strumenti che possano supportare la gestione delle emergenze. \u00a0Ritengo sia inoltre fondamentale potenziare i sistemi di comunicazione preventiva e di intraprendere con maggiore frequenza iniziative tese a formare la popolazione sulle conseguenze di un\u2019eventuale eruzione vulcanica.<\/p>\n<ul>\n<li><span style=\"color: #3366ff;\">Esistono esempi di gestione efficace degli impatti meteorologici in eruzioni recenti nel mondo?<\/span><\/li>\n<\/ul>\n<p>S\u00ec, \u00e8 possibile citare diversi casi in cui la gestione degli impatti meteorologici legati a un\u2019eruzione vulcanica \u00e8 stata particolarmente efficace, grazie a una buona integrazione tra monitoraggio vulcanico, meteorologia, protezione civile e comunicazione pubblica. Per quanto riguarda l\u2019Italia, degne di menzioni sono le eruzioni dell\u2019Etna verificatesi nel 2021 e nel 2023: la proficua interazione tra INGV, Protezione Civile, Servizi meteorologici regionali ed ENAC ha ridotto al minimo i disagi presso l\u2019Aeroporto di Catania, che sovente viene interessato dalla nube di cenere. In ambito internazionale, \u00e8 opportuno citare il caso dell\u2019eruzione del vulcano islandese Eyjafjallaj\u00f6kull, avvenuta nel 2010. La nube di cenere espulsa a seguito di questa eruzione interess\u00f2, a causa dei venti in quota, buona parte dell\u2019Europa. Tramite l\u2019uso di modelli meteorologici e di modelli di dispersione fu possibile gestire in maniera tempestiva gli impatti della nube sul traffico aereo.<\/p>\n<hr \/>\n<p><!--StartFragment --><\/p>\n<p>L\u2019intervista con <strong>Vincenzo Capozzi<\/strong> ha messo in luce l\u2019importanza cruciale della meteorologia nella gestione delle emergenze vulcaniche, evidenziando come il monitoraggio costante e l\u2019integrazione tra strumenti previsionali e dati atmosferici possano fare la differenza nella protezione della popolazione e dell\u2019ambiente. Il territorio campano, con il Vesuvio e i Campi Flegrei, richiede strategie avanzate e un approccio multidisciplinare per affrontare le potenziali minacce legate alle eruzioni.<\/p>\n<p>Capozzi, <strong>ricercatore presso il Dipartimento di Scienze e Tecnologie dell&#8217;Universit\u00e0 degli Studi di Napoli &#8220;Parthenope&#8221;<\/strong>, ha dedicato la sua carriera allo sviluppo di strumenti innovativi per il rilevamento meteorologico, con particolare attenzione alle applicazioni radar per la previsione di fenomeni atmosferici estremi. Grazie alla sua attivit\u00e0 scientifica, che spazia dalla meteorologia radar alla ricostruzione climatica storica, ha contribuito a potenziare le capacit\u00e0 di monitoraggio in Italia, collaborando con istituzioni di eccellenza come il CNR-ISAC, CETEMPS e la Protezione Civile.<\/p>\n<p>Il suo lavoro rappresenta un valore aggiunto nel panorama scientifico nazionale, fornendo strumenti concreti per la comprensione dei fenomeni meteorologici e per la prevenzione di rischi legati alle eruzioni vulcaniche. Investire nella ricerca e nell\u2019innovazione, seguendo l\u2019esempio di esperti come Capozzi, \u00e8 la chiave per affrontare le sfide del futuro e garantire una maggiore sicurezza nelle aree a rischio.<\/p>\n<p><!--EndFragment --><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il ruolo della meteorologia nella gestione delle emergenze vulcaniche L\u2019attivit\u00e0 vulcanica rappresenta una minaccia concreta per molte regioni del mondo, e il territorio campano, con il Vesuvio e i Campi Flegrei, \u00e8 tra le aree a pi\u00f9 alto rischio. 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