Dietro la celebre abbazia barocca, Melk conserva una seconda identità: una chiesa tardogotica trasformata nei secoli, antiche sculture, palazzi borghesi e le tracce di una città cresciuta insieme all’acqua. Un viaggio attraverso quasi sei secoli di storia.
Chi arriva a Melk, nella Bassa Austria, tende inevitabilmente ad alzare lo sguardo verso l’enorme abbazia benedettina che domina il paesaggio. È comprensibile: il monastero, affidato ai benedettini dal 1089, è uno dei grandi complessi monumentali dell’Austria.
Ma basta scendere nel centro storico perché Melk cambi completamente volto.
Qui non troviamo più il trionfo barocco dell’abbazia, ma una città fatta di strade acciottolate, antiche locande, corsi d’acqua e soprattutto una chiesa che racconta quasi sei secoli di trasformazioni dell’architettura europea.
Una chiesa medievale che non è interamente medievale
La Stadtpfarrkirche Mariä Himmelfahrt, la chiesa parrocchiale dell’Assunzione di Maria, affonda le proprie origini nel Medioevo. Una cappella dedicata alla Madonna esisteva già intorno al 1400 e durante il XV secolo l’edificio assunse progressivamente le caratteristiche della grande chiesa tardogotica.
Ed è proprio qui che l’occhio può essere ingannato.
Gli elaborati altari in legno scuro, ricchi di pinnacoli, archi appuntiti, trafori e statue, sembrano opere quattrocentesche.
Non lo sono.
Gran parte dell’apparato decorativo interno venne realizzato durante la trasformazione neogotica della fine dell’Ottocento.
Gli artisti dell’epoca ripresero consapevolmente forme medievali per ricreare un ambiente che apparisse coerente con l’origine gotica della chiesa.
Curiosità — Il Medioevo autentico è meno “medievale” di quello ricostruito
È uno dei piccoli paradossi dell’edificio.
Le parti che all’occhio moderno sembrano maggiormente medievali — soprattutto gli spettacolari altari lignei — sono relativamente recenti.
Le grandi volte, i pilastri e buona parte della struttura, molto più sobri, appartengono invece alla sostanza tardogotica dell’edificio.
Sembrare antico ed essere antico, nella storia dell’arte, non sono necessariamente la stessa cosa.
Il soffitto rivela il vero gotico
Alzando lo sguardo emerge uno degli elementi architettonicamente più interessanti della chiesa.
Le volte sono attraversate da costoloni in pietra che si incrociano formando disegni geometrici.
È il linguaggio del tardogotico centroeuropeo.
L’effetto è molto diverso da quello delle grandi cattedrali francesi che costituiscono, nell’immaginario comune, il modello del gotico.
Qui l’architettura è relativamente sobria: grandi superfici chiare, pilastri essenziali e una decorazione concentrata soprattutto negli altari e nelle vetrate. Il gotico diventa così soprattutto struttura e geometria. Le nervature sembrano disegnare una rete sospesa sopra la testa di chi attraversa la navata. Il risultato può apparire sorprendentemente moderno nonostante la sua origine medievale.
Barocco, incendio e ritorno al Medioevo
La chiesa che vediamo oggi è il risultato di numerose trasformazioni. Nel 1715 l’edificio venne adattato al gusto barocco. Nel 1771 furono aggiunti altari rococò con dipinti di Martin Johann Schmidt, conosciuto come Kremser Schmidt, importante pittore del barocco austriaco. Poi arrivò il disastro. Nel 1847 un enorme incendio colpì Melk, distruggendo decine di edifici e danneggiando anche la chiesa parrocchiale.
La ricostruzione ottocentesca interessò anche il campanile e, verso la fine del secolo, l’interno venne progressivamente reinterpretato secondo il gusto neogotico. Si verificò quindi qualcosa di curioso: dopo secoli di trasformazioni, l’Ottocento cercò di restituire alla chiesa un’immagine medievale idealizzata.
Quella che oggi può apparire come un’architettura stilisticamente uniforme è dunque una vera stratificazione storica. Un’opera che ha davvero cinquecento anni Tra le testimonianze più antiche conservate nella chiesa spicca la Ölberggruppe, il gruppo scultoreo del Monte degli Ulivi, risalente circa al 1520 e collegato alla tradizione artistica della cosiddetta Scuola del Danubio. La scena rappresenta Cristo nell’orto del Getsemani. Gesù prega mentre i discepoli dormono; sullo sfondo si prepara il momento dell’arresto che darà inizio alla Passione.
Qui non siamo più davanti a una reinterpretazione ottocentesca del Medioevo.
Le sculture appartengono realmente al mondo artistico di circa cinquecento anni fa.
Curiosità — Un tempo intorno alla chiesa c’erano le tombe
Lo spazio urbano circostante aveva in passato una funzione molto diversa.
Attorno alla chiesa si trovava infatti il vecchio cimitero di Melk, soppresso nel XVIII secolo. Sono sopravvissute alcune antiche lapidi. È difficile immaginarlo osservando oggi le strade e gli edifici del centro, ma per secoli la chiesa non era semplicemente inserita nella città: era circondata dallo spazio destinato alla sepoltura della comunità.
Una piccola Lourdes nel cuore di Melk
All’interno compare anche un elemento appartenente a una tradizione molto più recente. Una statua della Madonna, vestita di bianco e azzurro e collocata davanti a una struttura rocciosa, riproduce immediatamente l’iconografia della Madonna di Lourdes.
Il riferimento è alle apparizioni mariane che, secondo la tradizione cattolica, sarebbero avvenute a Lourdes nel 1858. Nello stesso edificio convivono quindi forme religiose sviluppatesi in periodi estremamente diversi: dal cristianesimo tardomedievale alle devozioni dell’Ottocento.
Un orologio che può ingannare
Anche il campanile nasconde una particolarità.
Il sistema storico dell’orologio utilizza una disposizione delle indicazioni differente da quella alla quale siamo normalmente abituati. I quadranti presentano scale dedicate alle ore e ai quarti d’ora e il rapporto tra lunghezza delle lancette e informazione indicata non segue necessariamente la convenzione moderna. Un dettaglio apparentemente insignificante che ricorda quanto persino qualcosa di familiare come leggere l’ora sia il risultato di convenzioni tecniche evolutesi nel tempo.
Fuori dalla chiesa compare un’altra Melk
Una volta tornati nelle strade del centro storico, l’atmosfera cambia nuovamente. Facciate decorate, piccole strutture alberghiere, ristoranti e strade acciottolate raccontano soprattutto lo sviluppo urbano della città tra Settecento e Ottocento. Il XIX secolo fu un periodo decisivo. La navigazione a vapore sul Danubio, l’arrivo della ferrovia occidentale nel 1858 e lo sviluppo di nuove attività economiche modificarono progressivamente il ruolo della città. Nel 1898 Melk ottenne ufficialmente lo status di città. L’aspetto apparentemente tranquillo del centro nasconde quindi un periodo nel quale trasporti, commercio e industrializzazione stavano cambiando profondamente la Bassa Austria.
La grande ruota divorata dal muschio
Passeggiando lungo l’acqua si incontra infine una presenza decisamente più meccanica: una grande ruota idraulica, oggi ricoperta in buona parte da muschi e vegetazione.
Al di là della specifica storia dell’impianto, il suo principio di funzionamento racconta perfettamente il rapporto tra le città preindustriali e l’energia.
L’acqua in movimento esercita una forza sulle pale della ruota. Questa produce una coppia sull’asse centrale e quindi un movimento rotatorio che può essere trasferito, mediante alberi e ingranaggi, a una macchina. Il processo può essere sintetizzato così:
energia dell’acqua → rotazione della ruota → trasmissione meccanica → lavoro utile
Per secoli sistemi di questo tipo hanno permesso di azionare macine, seghe, martelli e altri macchinari senza utilizzare combustibili. Osservata oggi, coperta di vegetazione, la ruota sembra quasi parte dell’ambiente naturale. In origine rappresentava invece una vera macchina energetica.
Curiosità — L’energia rinnovabile non è affatto un’invenzione moderna
Quando si parla di fonti rinnovabili si tende a pensare immediatamente a pannelli fotovoltaici e turbine eoliche. Ma acqua, vento e biomassa sono state per gran parte della storia umana le principali fonti energetiche disponibili oltre alla forza muscolare. Una ruota idraulica è quindi, concettualmente, un’antenata diretta di una moderna centrale idroelettrica. È cambiata enormemente la tecnologia utilizzata per estrarre l’energia. La fonte fisica, invece, è sostanzialmente la stessa.
Una città costruita dal tempo
Forse è proprio questo l’aspetto più interessante di Melk. L’abbazia domina inevitabilmente il paesaggio, ma concentrarsi soltanto su di essa significa osservare soltanto una parte della storia. Nella città bassa troviamo una chiesa nata nel Medioevo, trasformata dal barocco, danneggiata da un incendio e reinterpretata dal neogotico; opere cinquecentesche sopravvissute per mezzo millennio; devozioni ottocentesche; edifici legati allo sviluppo della città moderna e antiche tecnologie basate sulla forza dell’acqua.
Melk non è rimasta congelata in un’epoca.
Il Quattrocento ha costruito.
Il Settecento ha trasformato.
L’incendio del 1847 ha distrutto.
L’Ottocento ha ricostruito e reinterpretato.
Il presente conserva e continua a modificare.
Il risultato è un paesaggio nel quale circa sei secoli di storia possono ancora essere osservati contemporaneamente. Ed è forse proprio nelle strade più tranquille, lontano dalla monumentalità dell’abbazia, che Melk racconta la sua storia più sorprendente.




